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A fine ‘800 fu scoperta una tomba nella città svedese di Birka. Per più di cent’anni, si era creduto che lo scheletro vichingo del X secolo ritrovato in quella tomba, benchè evidentemente dotato di un bacino femminile, appartenesse a un uomo, per la semplice ragione che era stato sepolto accanto a un ricco corredo di armi e a due cavalli uccisi in sacrificio.

Anna Kjellström, archeologa dell''Università di Stoccolma, ha deciso di indagare perché le ossa pelviche e la mandibola avevano dimensioni più simili a una donna che a un uomo, ma non fu presa troppo sul serio dalla comunità internazionale di scienziati.

Charlotte Hedenstierna-Jonson, dell’Università di Uppsala, decide allora di analizzare il Dna mitocondriale dei resti e scopre che non c'è alcun cromosoma Y nelle ossa e i resti appaiono di una sola persona, una donna. Tuttavia si è cominciato a suporre che le ossa fossero state mescolate, o che ci fossero altre ragioni per sepellire una donna accanto a delle armi.

Pur sapendo che le donne vichinghe potevano possedere beni immobili, ereditare e persino esercitare la professione di mercante, alla comunità scientifica l'ipotesi che fossero anche guerriere non era stata nemmeno presa in considerazione.

La storia del “Guerriero di Birka” è uno dei tanti esempi di quanto il-maschile- ove-non-altrimenti-identificato sia la modalità che si da per scontata. Le donne sono state tradite dalla Storia, anche quando ne hanno preso attivamente parte e hanno combattuto a darle un corso.

Il mio progetto fotografico ripercorre in maniera personale il racconto sul ritrovamento del guerriero di Birka e sposta il focus sui temi della “gender archeology”, un approccio che continua ancora oggi a smantellare ciò che sappiamo sui ruoli di genere nelle società antiche e  ricostruirli sulla base della visione progressista del femminismo.

Utilizzando l’autoritratto come mezzo espressivo, ho voluto indagare sul tema del maschile “per default”, rappresentando un corpo di donna nascosto dietro ai simboli di potere dell’uomo: una cravatta e un indumento intimo. L’osso rappresenta la memoria  trasformandosi da simbolo funebre a immagine di resurrezione del femminile.